Penombra

Un muretto a secco, erba incolta, il silenzio dell'estate e delle cicale.
mercoledì, 14 maggio 2008



Sinfonie


S'era seduto a provare ad ascoltare.

Era un buon periodo. Se fosse stato perfetto non sarebbe stato lì. Era lì ancora a cercare qualcosa.

Camminò lentamnente, s'avviò nel viale che amava tanto. Lo amava d'Autunno, con lo spesso strato di foglie gialle per terra. E d'Estate, con tutte le foglie che invece s'abbracciavano nell'aria, da una parte all'altra della strada.

Trovò una panchina dove potesse avere la testa all'ombra, ma vicino a qualche macchia di sole. Voleva vedere il sole. Voleva vedere evocare dalla sua forza i colori più netti e vivi. Sentire.

Certo anche l'Inverno era una gran cosa. Quei rami che parevano secchi e si mettevano contro il cielo intricatissimi come inchiostro, come sangue rappreso. Erano ragnatele da perderci la testa, da vederci dell'altro.

S'era seduto a provare ad ascotare.

Era ancora tutto scosso dalle cose del giorno prima, e da quello che aveva sognato. E nonostante dovesse essere nell'occhio della disperazione, nonstante dovesse sentirsi come nell'occhio di un malefico folletto, sentiva una certo fuoco.

Tutta la disperazione s'era fatta malinconia.

Come se.

Come se ci fosse una certa grazia, anche nella rovina. Un certo languore. Non poteva assistere senza una certa empatia al tramonto.

Der Untergang des Abenlandes.

Ricordi. Di scuola, di donne, di persone. Anche qualche animale s'affacciava. Nerone, quel cagnolone con le orecchie da orso che aveva da piccolo. Gli veniva persino in mente l'odore del suo pelo, secco e sporco di terra. E la sensazione della mano che accarezzava il mantello rustico e senza cure. Ma c'era una certa risonanza, nonostante le apparenze.

I ricordi ora giravano come una giostra, come quelle giostre da fin de siecle, coi cavalli e le briglie e i pali da cielo a terra. E nella giostra ora entravano anche le macchie di sole per terra, la ragazza col cane, i soffioni del tarassaco, qualche altra figura appena percettibile. Ebbe la nettissima percezione che, sebbene non potesse vedersi, anche lui ci fosse dentro.

Lasciò scavare il languore. Avrebbe riaperto gli occhi, fra poco, avrebbe ripreso ad ascoltare le macchine,  sarebbe tornato alle giorante di quelle con la spesa da fare. La sinfonia si sarebbe nascosta chissà dove

in un giorno qualunque da qualche parte

ad arpeggiare con la nostra anima come fosse leggera e senza sbavature, a lasciarle segni dentro come la bocca di una amante, sempre in incognito, a giocare armonie tremende e tremende altezze, a lasciarci sulla riva assieme al tavolato frantumato, su un isola vergine, di fiori sconosciuti e sentieri che si perdono, o vicino ai suoi seni, tutto tremante di gioia e tenerezza, e ancora ancora ancora.


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lunedì, 12 maggio 2008



the wolf



lupo


pelo bagnato neve

il lupo
i lupi
gli orsi

the drums the drums the drums

sullla neve scie di minuscole lucciole
è quasi disgelo e il fiume rumoreggia oh rumoreggia e scoore e la strada è fatta nella neve
il lupo è sul limite del gruppo di alberi

sta per arrivare la fame e ancora non ho sague ancora non ho vita

il lupo tra i lupi e gli orsi e la forseta a volte è troppo grande a volte troppo piccola
aspettami trappola mi morderò la zampa per scappare
aspettami lepre mangerò te e tutta la tua genia
finchè avrò fame

muschi piccole macchie verdi nel bianco e la corteccia
bianco verde e grigio
bianca la schiuma dell'acqua là in fondo sta correndo corre anche lei
strisce di bianco sul grigio cobalto del fiume

the drums

ossessione

il upo corre nella neve
come un cucciolo anche se sarebbe meglio aspettare

ma mangerò anche la neve se serve

ora tutto è limpido e l'occhio taglia i contorni
e tutto è fatto di pezzi grossi e pesanti e incastrati
e in mezzo c'è un grasso buono che sa di latte
e pelo caldo e calde gallerie sotto la pelle della  terra

e il lupo è tutto naso e tutto occhi e tutto orecchie e tutta fame

con quattro zampe correrò
con due striscerò

senza

morderò




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lunedì, 12 maggio 2008

09  annunci personali

 

donna, 50 anni, giovanile e dinamica, più volte vedova, ormai agiata economicamente, cerca uomo per una relazione semplice, senza secondi fini.

uomo, 95 anni, di aspetto discreto, ancora parzialmente vigoroso, cerca compagna per fare ancora qualche passo assieme. astenersi paralitiche.

donna, 43 anni, non so cucinare, non lavo i piatti, mi piace fare shoppping ed uscire con le amiche. però almeno parlo poco.

uomo, 52 anni, non bello, non ricco, con piccoli problemi fisici (alitosi, ecc.), single da tanto tempo, cerca una donna qualsiasi. o anche uomo. 

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giovedì, 08 maggio 2008



NEW SONG

Verona - Maggio
Devo imparare una canzone nuova
una canzone nuova

sono stato sul grande prato verde tagliato da poco
e sono stato nel bosco lì vicino
e dai rami vedevo il fiume verde anche lui di gioia
e se n'andava tranquillo da chissà quanti anni
e sentivo l'odore del biancospino
e vedevo stentare i tulipani e gorgogliare gli iris
e pensare che settecento anni fa passavo di qui morendo di fame e avevo il paradiso
ma il paradiso cosa vuol dire
cosa vuol dire non avevere una discesa che non sia tale
che c'è sempre qualche pietra
e rotolarsi nell'erba e avere prurito dopo
e camminare scalzi col solletico e una punta era lì ad aspettare
e infilare la testa nelle margherite scambiandole per camomilla e
dopo sentire il bruciore dell'ortica che ancora nessuno mi aveva detto
delle sue foglie e dei suoi uncini
e vivere vivere e respirare tutta quell'aria e la magia e sette colori degli aceri
e domani vedermi in bianco e nero e lasciare all'asciutto ogni bocca affamata
come già io sono stato affamato come sarà ancora

una canzone nuova
per il giorno e per la notte
una canzone nuova nuova ancora da nascere

sulla pietra della giovinezza
diceva: "E che Iddio abbia pietà della sua anima"
e così chiedo pietà per la mia anima vecchia

devi alzarti anche stamattina, figlio mio
vorrei dirti: "Resta. Dormi. Dormi finchè verrà qualcosa di meglio. E se non verrà: dormi pure, figlio mio."
ma non ho neppure la forza di vegliarti tanto
a me basta averti visto
ma non so nulla del tuo viaggio

posso provare a scrivere una canzone nuova
devo scrivere una canzone nuova

per quello che potrebbe essere e non è
per quello che è e grida al cielo
per quello che giace e risplende

scriverò una canzone nuova
una bella canzoncina
da cantare quando avrò paura
da cantare quando starò correndo senza che il vento possa fermarmi e neanche nient'altro

dal vialetto delle rose si vedeva il castello
il vialetto era lungo e la prospettiva ne aumentava la dimensione
non sapevo se tornare alle vasche con le ninfee
o sfondare la recinzione e approdare ai merli là in fondo
ma anche lì perbacco
c'erano le rose
e in ogni rosa c'era ancora dell'altro



una bella canzone nuova

nuova

Verona - Maggio
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martedì, 22 aprile 2008


tre pezzi facili

- dedicati a Thursday -







retrò



Dal collo del trench filtrava la nebbia. Scendeva nella schiena e arrivava nel petto e nel cuore dove c'era ancora lei.

Il turno era finito. La città si stava spegnendo mentre s'accendeva la notte. Sulle piccole onde del battello si sparpagliavano le figure dei lampioni.

Non avrebbe più visto due cosce così. Due cosce bianche da perderci la testa. Il profumo di quelle cosce e quando le vedeva muoversi, scoperte, tra le lenzuola disfatte. Come se le ricordava.

Seduto con un gamba stesa, e lo sguardo per terra, e la bottiglia in una mano, un tipo, giovane, attaccato al muro del parapetto sul fiume.

"Aspettami, amico, sto arrivando."


("Sunny" - Duke Ellington & Frank Sinatra)






ossessione



con gli occhiali scuri giri per la città. anche quando li togli hai gli occhi lontani. e metti un passo dopo l'altro, metti un piede dopo l'altro. cammini e respiri e ogni tanto muovi le mani e non lo sai.

ma io ho due occhi per guardare io ho due occhi
 
quando stai per svegliarti - finalemnte ti sei arresa al sonno - e la tua pelle se ne sta lì, abbandonata, e aspetta

e la mia mano aspetta come non volesse sciuparti

quando mi sprofondi dentro e nel vortice deformi ogni cosa - chiese palazzi ricordi ecc. si spiaccicano si perdono -

fammi bere ho fame rimango a guardarti ti ascolterò

te ne stai lì a vivere, sotto la pioggia, provando a schivare le pietre più grosse

metto radici e annuso l'aria, se mi porta te


("Per me è importante" - Tiromancino)






chica


le dita battevano sulla tastiera veloci leggere come le pieghe di quella gonna quando ballava lei

ehi chica

non riuscivo a credere che facesse tutto quel caldo e che fossi seduto e che

avevo ancora un dito da bere la piazzetta non era molto trafficata

non riuscivo a credere che avesse quei denti e che

a volte anche un piccolo movimento ti fa capire che ne verrà

ero lì nella piazzetta di quel piccolo paesino quasi tropicale a scrivere il mio pezzo e invece di fare fatica a trovare qualcosa da dire che non sapesse di ridetto invece di portare addosso quei miei giorni così miseri scrivevo e scrivevo che cosa non so ma le mie dita battevano veloci quasi suonassero il piano e in effetti non volevo che musica una musica adeguata al suo ritmo

ehi chica

lei che portava da bere ai tavoli si muoveva che sembrava ballasse

con quei denti come se tutto un mondo cominciasse di lì


("Senorita" - Justin Timberlake feat Pharrell)
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mercoledì, 26 marzo 2008

Anything goes

Varie 1079

Il momento del riflusso
capita così
come dopo un pranzo pesante arriva il sonno
arriva la forza che ti chiude gli occhi
così dopo qualche giornata di cielo sereno
mi capita che mi ritrovo ad avere paura
e non basta la bellezza
e mi sembra troppo poca
perchè magari sta già per rompermisi tra le dita senza che neppure me ne renda conto
senza che neppure ne abbia colpa
sento il richiamo dell'ombra tra i fiori
dove perdermi a leccare
ed ho paura persino di pensare alla mia paura
perchè temo che gli dei mi tolgano anche quello che ho e che dico che è poco
pazienza bisogna avere pazienza
nelle bolle nel cervello c'è il mondo di quando ero bambino
dei filmati netti e carichi
bolle che si dissolvono ed il film con loro e la mia vita pare se ne vada anch'essa, con loro


Un altro ballo, Madame?
Balliamo ancora, le pare?
Conosco un posto in mezzo ai fiori
Ci sono dei fiori che sembrano carne e seta e noi saremo come loro
Allunghermo le dita per prendere gocce di dolcezza da quei rametti gialli e polverosi
Sono lì per noi
Apra la bocca, Madame, gliene faccio assaggiare
Chiuda gli occhi...



Quel ballo sembrava non finire mai, così denso di chissà che cosa. Pareva suonassero persino le luci, persino i riflessi delle vetrate. Non potevo fare a meno di annusarle il collo.  
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mercoledì, 26 marzo 2008

Varie 1072

L'acqua del lago era densa scura come melassa
e qualche fonte in mezzo ai salici perdeva oro

il vento decise di infastidire i traghetti
e soffiava soffiava ghiaccio tutto ad un tratto

ti vedevo andare via
non ci eravamo ancora conosciuti non ancora non del tutto

e la mia faccia e i tuoi capelli frustati
niente t'avrebbe fermato



L'acqua del lago era densa scura come melassa
e qualche fonte in mezzo ai salici perdeva oro

speravo le guance venissero via
speravo m'uscisse del sangue

come scorreva disperdendosi nel gelo nell'oro il mio sorriso
spervao m'uscisse del sangue per farti tornare



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lunedì, 24 marzo 2008

r

in cima

nella valle

alla stessa maniera

 

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domenica, 23 marzo 2008

q

Cosa puoi darmi?

Molto, molto di più di quello che pensi.

Oggi 020

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domenica, 09 marzo 2008

Catulliana



E' morta la passera della mia compagna.

Lugete, o Veneris Cupidinesque.

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